giovedì, ottobre 25, 2007
venerdì, ottobre 05, 2007
J. Moreau - Mi domando perchè la nostra società ha bisogno di tutte queste copie delle cose. Non parlo soltanto della pittura, no, ma delle copie di tutto, anche delle copie come i foulard, le valigie, le borse, gli orologi...!
M. Mastroianni - Gli originali sono molto cari!
J. Moreau - E' vero! Ma nel suo caso la riproduzione di un Cézanne oppure la foto di un paesaggio basterebbe.
M. Mastroianni - Lo so... Io penso che chiunque copi il quadro di un grande artista ha la possibilità di ripetere l'atto di quell'artista e forse anche di ritrovare, magari per caso, i gesti esatti!
J. Moreau - Una copia dei suoi gesti!
M. Mastroianni - E perchè no? Ritrovare i gesti di un genio mi procurerà più soddisfazione di qualunque pennellata che fosse stata la mia....
(Michelangelo Antonioni, Wim Wenders, Al di là delle nuvole, 1995)
M. Mastroianni - Gli originali sono molto cari!
J. Moreau - E' vero! Ma nel suo caso la riproduzione di un Cézanne oppure la foto di un paesaggio basterebbe.
M. Mastroianni - Lo so... Io penso che chiunque copi il quadro di un grande artista ha la possibilità di ripetere l'atto di quell'artista e forse anche di ritrovare, magari per caso, i gesti esatti!
J. Moreau - Una copia dei suoi gesti!
M. Mastroianni - E perchè no? Ritrovare i gesti di un genio mi procurerà più soddisfazione di qualunque pennellata che fosse stata la mia....
(Michelangelo Antonioni, Wim Wenders, Al di là delle nuvole, 1995)
venerdì, giugno 22, 2007
....Si parla di etnie e razzismo, culture e intolleranza: intolleranza verso lo straniero, il meridionale. il povero, il barbone, il travestito, la prostituta, il malato, l'anziano. Da ciò che si vede e si sente si è diventati intolleranti a tutto ciò che non rientri strettamente nella propria sfera identitaria, a tutto ciò che non corrisponda al paradigma di principi di base di un gruppo per l'identificazione e la differenziazione delle persone.
Identità personale, identità etnica e identità culturale: per certi aspetti, facce diverse dello stesso prisma. [...]
In realtà si cade in questi errori quando non si conosce veramente l'alterità, lo straniero, la cultura altra; quando non si è stati educati a voler conoscere e a ritenere che tale conoscenza sia l'unica vera arma per combattere l'intolleranza e il rifiuto, oltre che il conflitto che da essi inevitabilmente scaturisce.
(L. Bindi - B. Faedda)
Identità personale, identità etnica e identità culturale: per certi aspetti, facce diverse dello stesso prisma. [...]
In realtà si cade in questi errori quando non si conosce veramente l'alterità, lo straniero, la cultura altra; quando non si è stati educati a voler conoscere e a ritenere che tale conoscenza sia l'unica vera arma per combattere l'intolleranza e il rifiuto, oltre che il conflitto che da essi inevitabilmente scaturisce.
(L. Bindi - B. Faedda)
martedì, maggio 29, 2007
martedì, maggio 08, 2007
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.
P. Neruda
giovedì, aprile 26, 2007
Un po' di psicologia....
Quali sono gli schemi psicologici che consentono agli individui di operare un controllo sui propri pensieri e di non risentire scrupoli morali nel momento in cui infliggono il male agli altri?
La gente di solito non si impegna in una condotta nociva finchè non si è convinta della moralità delle proprie azioni. In questo processo di giustificazione morale, una condotta nociva viene trasformata e resa personalmente e socialmente accettabile ponendola al servizio di scopi socialmente validi o morali. Così la gente può convincersi di agire in base a un imperativo morale. Rapide e radicali diversioni verso un comportamento distruttivo grazie a una giustificazione morale sono messe in luce nella condotta militare. Se si vuole che persone civili diventino combattenti tenaci, non lo si ottiene alterando la loro struttura di personalità, le loro pulsioni aggressive o i loro principi morali.
Ci si arriva, piuttosto, ridefinendo moralmente il carattere morale dell'uccidere, sottraendolo così all'autocensura. Dato che i metodi violenti sono moralmente biasimati, le persone si convincono di combattere contro spietati oppressori per proteggere i loro valori più cari, per salvare la pace nel mondo, per salvare l'umanità dalla tirannia o per restare fedeli agli impegni verso il proprio paese.
Disse bene Voltaire affermando che chi riesce a farvi credere delle assurdità riesce a farvi commettere delle atrocità. Nei secoli, gran parte delle condotte distruttive o riprovevoli sono state messe in atto da gente normale, rispettabile, in nome di virtuose ideologie o di principi religiosi o di imperativi nazionalistici. Se visti da prospettive diverse, gli stessi atti di violenza appaiono diversi a gente diversa. Nei conflitti di potere è spesso apparso evidente che per un gruppo un'attività è terroristica ma per un altro gruppo è una lotta di liberazione combattuta da eroi. E' per questo che gli appelli morali contro la violenza trovano normalmente scarso ascolto. Gli avversari santificano le proprie azioni di militanza, ma condannano quelle dei loro antagonisti come barbarie perpetrate sotto la copertura di indegni principi. Ognuna delle due parti si sente moralmente superiore all'altra.
[Tratto da Bandura di G.V. Caprara]
La gente di solito non si impegna in una condotta nociva finchè non si è convinta della moralità delle proprie azioni. In questo processo di giustificazione morale, una condotta nociva viene trasformata e resa personalmente e socialmente accettabile ponendola al servizio di scopi socialmente validi o morali. Così la gente può convincersi di agire in base a un imperativo morale. Rapide e radicali diversioni verso un comportamento distruttivo grazie a una giustificazione morale sono messe in luce nella condotta militare. Se si vuole che persone civili diventino combattenti tenaci, non lo si ottiene alterando la loro struttura di personalità, le loro pulsioni aggressive o i loro principi morali.
Ci si arriva, piuttosto, ridefinendo moralmente il carattere morale dell'uccidere, sottraendolo così all'autocensura. Dato che i metodi violenti sono moralmente biasimati, le persone si convincono di combattere contro spietati oppressori per proteggere i loro valori più cari, per salvare la pace nel mondo, per salvare l'umanità dalla tirannia o per restare fedeli agli impegni verso il proprio paese.
Disse bene Voltaire affermando che chi riesce a farvi credere delle assurdità riesce a farvi commettere delle atrocità. Nei secoli, gran parte delle condotte distruttive o riprovevoli sono state messe in atto da gente normale, rispettabile, in nome di virtuose ideologie o di principi religiosi o di imperativi nazionalistici. Se visti da prospettive diverse, gli stessi atti di violenza appaiono diversi a gente diversa. Nei conflitti di potere è spesso apparso evidente che per un gruppo un'attività è terroristica ma per un altro gruppo è una lotta di liberazione combattuta da eroi. E' per questo che gli appelli morali contro la violenza trovano normalmente scarso ascolto. Gli avversari santificano le proprie azioni di militanza, ma condannano quelle dei loro antagonisti come barbarie perpetrate sotto la copertura di indegni principi. Ognuna delle due parti si sente moralmente superiore all'altra.
[Tratto da Bandura di G.V. Caprara]
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