martedì, maggio 29, 2007


martedì, maggio 08, 2007

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.
P. Neruda

giovedì, aprile 26, 2007

Un po' di psicologia....

Quali sono gli schemi psicologici che consentono agli individui di operare un controllo sui propri pensieri e di non risentire scrupoli morali nel momento in cui infliggono il male agli altri?

La gente di solito non si impegna in una condotta nociva finchè non si è convinta della moralità delle proprie azioni. In questo processo di giustificazione morale, una condotta nociva viene trasformata e resa personalmente e socialmente accettabile ponendola al servizio di scopi socialmente validi o morali. Così la gente può convincersi di agire in base a un imperativo morale. Rapide e radicali diversioni verso un comportamento distruttivo grazie a una giustificazione morale sono messe in luce nella condotta militare. Se si vuole che persone civili diventino combattenti tenaci, non lo si ottiene alterando la loro struttura di personalità, le loro pulsioni aggressive o i loro principi morali.
Ci si arriva, piuttosto, ridefinendo moralmente il carattere morale dell'uccidere, sottraendolo così all'autocensura. Dato che i metodi violenti sono moralmente biasimati, le persone si convincono di combattere contro spietati oppressori per proteggere i loro valori più cari, per salvare la pace nel mondo, per salvare l'umanità dalla tirannia o per restare fedeli agli impegni verso il proprio paese.
Disse bene Voltaire affermando che chi riesce a farvi credere delle assurdità riesce a farvi commettere delle atrocità. Nei secoli, gran parte delle condotte distruttive o riprovevoli sono state messe in atto da gente normale, rispettabile, in nome di virtuose ideologie o di principi religiosi o di imperativi nazionalistici. Se visti da prospettive diverse, gli stessi atti di violenza appaiono diversi a gente diversa. Nei conflitti di potere è spesso apparso evidente che per un gruppo un'attività è terroristica ma per un altro gruppo è una lotta di liberazione combattuta da eroi. E' per questo che gli appelli morali contro la violenza trovano normalmente scarso ascolto. Gli avversari santificano le proprie azioni di militanza, ma condannano quelle dei loro antagonisti come barbarie perpetrate sotto la copertura di indegni principi. Ognuna delle due parti si sente moralmente superiore all'altra.
[Tratto da Bandura di G.V. Caprara]

martedì, aprile 17, 2007

Sardegna

Sul languido cielo s'incidono,
Sardegna, i tuoi monti di ferro.
Cielo velato
come da un polline
malsano, che a guardarlo ci si strugge.
Malinconica Circe,
è con questo richiamo
che trattieni il partente,
presso il Limbara nostalgico.
Ed è così che il sardo
mai tradirà la sua terra fedele.

[Vincenzo Cardarelli]

venerdì, aprile 06, 2007

Nero e sibili di velluto....

Nero e sibili
di velluto è la vicenda,
e poi marmi e sugheri
fornicare tra le canne:
organi di granito.
Il terzo rigo
è terra scossa, il quinto:
è niente ma poi
la bestia nel tegame
e il mestolo percuotendo
a pressione e i suoi tasti.
L'uva fermenta e
si arrangia col piano, cubi
di neve sulla sera fuori
della terra ingiallita,
e le corde sono passione
di porti mai visti,
la corda brama le cime
e la vela latina;
lei è serena.
la neve, coltre di lana,
nasconde, eppure
è stata partorita
l'aria migliore
sull'inizio di Lui
improvvisando.

[Davide Casu]

venerdì, marzo 30, 2007

Una poesia è una città

una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva,
dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
la bandiera; una poesia è una città di poeti,
per lo più similissimi tra loro
e invidiosi e pieni di rancore…
una poesia è questa città adesso,
cinquanta miglia dal nulla,
le 9.09 del mattino,
il gusto di liquore e delle sigarette,
né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
barricata, quasi vuota,
luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
i monti di roccia dura,
l'oceano come una fiamma di lavanda,
una luna priva di grandezza,
una musichetta da finestre rotte…

una poesia è una città, una poesia è una nazione,
una poesia è il mondo…

e ora metto questo sotto vetro
perché lo veda il pazzo direttore,
e la notte è altrove
e signore grigiastre stanno in fila,
un cane segue l'altro fino all'estuario,
le trombe annunciano la forca
mentre piccoli uomini vaneggiano di cose
che non possono fare.
[Charles Bukowski]

mercoledì, marzo 28, 2007

Sotto un albero di lillà

Lilac wine is sweet and heady,
Like my love

Lilac wine, I feel unsteady,
Like my love

Listen to me, I cannot see clearly

Isn't that she, coming to me

Nearly here

Lilac wine is sweet and heady,

Where's my love

Lilac wine, I feel unsteady,

Where's my love


(Jeff Buckley)